(oggi, non 30 anni fa)
Carissime lettrici,
esistono domande capaci di incrinare anche l’armonia più solida. Domande che non si pronunciano ad alta voce durante gli aperitivi, ma che ronzano nelle menti come vespe elegantemente vestite. Una di queste è:
Chi paga cosa nel matrimonio moderno?
Non quello raccontato nei ricordi ingialliti delle generazioni passate, dove ogni ruolo era scolpito nella pietra. Ma quello vero, contemporaneo, fatto di coppie che convivono, lavorano, condividono spese, sogni e bollette.
Eppure, nonostante il mondo sia cambiato, il disagio intorno al denaro resta. Come se parlare di budget rendesse improvvisamente il matrimonio meno romantico. Un’illusione, naturalmente. Perché nulla è meno romantico di una lite silenziosa davanti a un preventivo.
Una volta esisteva una narrazione rassicurante: la famiglia della sposa sosteneva quasi tutto, quella dello sposo partecipava qua e là, e gli sposi ringraziavano. Era semplice. Anche se raramente equo. E soprattutto, non più aderente alla realtà.
Oggi il matrimonio è, prima di tutto, un progetto della coppia. Un progetto che nasce da due persone adulte che scelgono di costruire qualcosa insieme. Questo significa che la prima vera decisione non riguarda i fiori o il menù, ma il perimetro entro cui muoversi. Quanto possiamo investire? Quanto vogliamo investire? Cosa conta davvero per noi?
Da qui nasce tutto il resto.
Sempre più spesso sono gli sposi stessi a sostenere gran parte delle spese. Non per eroismo, non per dovere, ma per una ragione molto semplice: libertà. La libertà di scegliere senza dover giustificare ogni dettaglio, senza sentirsi in debito, senza dover mediare su ciò che per loro è essenziale.
In altri casi le famiglie partecipano, ed è una cosa bellissima quando avviene come gesto di affetto e supporto. Ma è qui che Lady Viviana desidera essere chiarissima:
il contributo economico non equivale a un diritto di veto. Mai.
Questo è il giorno degli sposi. Le famiglie possono sostenere, accompagnare, aiutare. Non dirigere.
L’idea che “chi paga decide” appartiene a un modello superato, dove il matrimonio era un evento sociale prima che un atto d’amore. Oggi la prospettiva è diversa: gli sposi decidono, sempre. Le famiglie, se partecipano, lo fanno perché credono in quel progetto, non per plasmarlo a propria immagine.
Naturalmente esistono infinite combinazioni.
Coppie che pagano tutto.
Coppie che dividono le spese con le famiglie.
Famiglie che scelgono di regalare specifiche voci.
Nessuna formula è più nobile di un’altra. L’unica vera discriminante è che tutto avvenga con chiarezza e rispetto.
E poi c’è la questione dell’abito, simbolica più di quanto sembri. Sempre più spose scelgono di acquistarlo da sole. Non perché debbano, ma perché vogliono. Perché rappresenta un gesto di autonomia. Un modo silenzioso per dire: questa sono io, e questa scelta mi appartiene.
La verità, quella che pochi amano ammettere, è che non esiste un galateo universale del pagamento. Esiste solo il galateo della comunicazione.
Le coppie felici non sono quelle con il budget più alto. Sono quelle che hanno avuto conversazioni scomode prima del grande giorno. Che hanno parlato di numeri, limiti, aspettative e priorità senza sentirsi meno innamorate per questo.
Anzi. Spesso è proprio lì che si vede quanto una coppia sia pronta.
Nel 2026 non si chiede più “chi dovrebbe pagare”.
Si chiede: come vogliamo costruire questo insieme?
E se qualcuno vi sussurra, con aria solenne, che “si è sempre fatto così”, potete sorridere con grazia e rispondere:
“Forse. Ma noi non siamo sempre.”
Con raffinata sincerità,
Lady Viviana 💋







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